Vedere questa folla oceanica di ragazzi che partecipano al Festival dei giovani a Medjugorje (30sima edizione) è più di una fotografia.

Qualcosa sta cambiando in questa piccola cittadina bosniaca dove da quasi 40 anni apparirebbe la Gospa, come chiamano da queste parti la Madonna.

E non è solo per la presenza del delegato pontificio per la parrocchia di Medjugorje, l’arcivescovo polacco Henryk Hoser.

E neanche per i numeri straordinari che segnano questa sorta di gmg balcanica: quasi 70mila giovani, oltre 627 sacerdoti concelebrati e centinaia di vescovi.

Ma anche (e soprattutto) per le presenze istituzionali che qui ormai si incontrano.

Uno per tutti: il cardinale Angelo De Donatis, vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma venuto qui in pellegrinaggio ufficiale (ormai non è più vietato andare a Medjugorje in pellegrinaggio). La sua presenza fa capire, forse più di ogni altra cosa, come l’affaire Medjugorje è a una svolta decisiva.

Quale? Provo ad azzardare: un cambio di passo. Forse finalmente ci potranno essere sviluppi concreti, come magari vedere trasformata la parrocchia di Medjugorje in un santuario mariano vero e proprio (forse anche per questo è a Medjugorje mons. Rino Fisichella?).

E quello che mi colpisce ancora è il silenzio (assordante) della diocesi di Mostar (da cui dipende territorialmente Medjugorje).

Esattamente un anno fa (quindi dopo l’insediamento di mons. Hoser a Medjugorje) un comunicato della diocesi affermava testualmente: “Il festival dei giovani si organizza all’insaputa e senza approvazione dell’Ordinario del luogo e si organizza nel contesto delle invenzioni e fantasie circa il presunto compleanno della Madonna”.

E ora tutti zitti.

©David Murgia