PADRE GEMELLI BUGIARDO? HA VISTO VERAMENTE LE STIMMATE DI PADRE PIO? SÌ, FORSE, ANZI NO. DA SAN GIOVANNI ROTONDO ARRIVA LA SMENTITA: “IL FRANCESCANO SCIENZIATO NON HA MAI ESAMINATO LE FERITE DEL SANTO”

Vi avevo raccontato qualche settimana fa dell’interessante ritrovamento  di un documento inedito del Sant’Uffizio circa il rapporto tra padre Pio e Padre Agostino Gemelli.

Secondo la nuova scoperta l’autore – mons. Flavio Peloso (in: “Bollettino dell’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia”, (2016, n. 1, 71-86) – sostiene appunto di essere venuto a conoscenza, in passato, di un’ “accusa di falsità nei confronti di padre Agostino Gemelli che avrebbe giudicato le stimmate del santo affermando di averle visitate, fatto sempre negato dai testimoni”, i quali concordemente hanno attestato che, il 19 aprile 1920, vi fu solo “un colloquio brevissimo tra i due senza visione delle stimmate”. 

Per mons. Peloso, però, dopo il citato incontro, Gemelli “inviò al Sant’Uffizio una relazione nella quale affermò di ritenere le stigmate manifestazioni somatiche di natura isterica […] dichiarando di averle viste” e “continuò ad affermare durante tutta la sua vita di aver visitato ed esaminato le stimmate di padre Pio, sebbene tacciato di dire il falso”.

Come è stato possibile? Chi dei due allora avrebbe mentito? Padre pio o Padre Gemelli?

Ecco allora che l’autore dell’articolo annuncia di aver trovato “una dettagliata relazione al Sant’Uffizio (13 pagine dattiloscritte, con correzioni autografe) datata 6 aprile 1926”, da cui risulterebbe che “padre Agostino Gemelli visitò due volte San Giovanni Rotondo e padre Pio. La prima volta fu nel 1919, essendo di passaggio, per ragioni di servizio militare, a Foggia”. “Mi recai a S. Giovanni Rotondo – scrive Padre Gemelli – […] mi trattenni due giorni a S. Giovanni Rotondo, ospite del Convento dei Cappuccini. Ebbi modo di vedere più volte il P. Pio e di conversare assai a lungo con lui. Esaminai anche le piaghe di P. Pio”. Altro dettaglio: “nella prima visita del 1919, non rivelò di essere padre Gemelli”, ma “si presentò come medico” e continuò “sino in fondo la commedia del medico convinto e convertito per avere agio di osservare, vedere, constatare”.

La reazione dei frati cappuccini a questa novità emersa sul caso Gemelli-Padre Pio non si è fatta attendere.

Da San Giovanni Rotondo, ecco cosa rispondeper amore di verità” il direttore di Tele Radio Padre Pio:

Qui ci troviamo difronte a due affermazioni, l’una contraria all’altra, scaturite dalla stessa macchina da scrivere di padre Agostino Gemelli che: o ha mentito al Sant’Uffizio nel 1920 (quando ha dichiarato di non aver visitato le stimmate di Padre Pio) o ha mentito nel 1926, quando ha dichiarato di averle visitate nel 1919).

A fare ulteriore chiarezza in questa vicenda è stato il libro La via di Padre Pio, pubblicato nel 2013 da fr. Riccardo Fabiano, in cui l’autore rivela una sua personale testimonianza: «Negli anni 1970 padre Giovanni Aurilia da Montemarano, studente all’Antonianum di Roma, dove insegnava pare Roberto Zavalloni, discepolo di padre Gemelli, fu destinatario della seguente risposta di Gemelli a Zavalloni, che confidenzialmente e privatamente gli aveva chiesto della sua posizione sullo stimmatizzato: “Ma che ti voglio dire, io le stimmate non le ho viste!”. Padre Giovanni Aurilia ha riferito questa frase a me, io la scrivo per voi lettori!» (pp. 218-219).

Inoltre, se effettivamente Gemelli ha visitato più volte le stimmate di Padre Pio nel 1919 trattenendosi nel convento di San Giovanni Rotondo per alcuni giorni, per quale ragione a distanza di pochi mesi (aprile 1920) è «partito da Milano appositamente per avere quell’incontro e vedere le stimmate», come si legge nell’articolo? Infine, se dobbiamo dare credito al fatto che Gemelli abbia visitato le stimmate di Padre Pio presentandosi come semplice medico, come mai il diretto interessato in quella circostanza si sarebbe fatto visitare senza problemi, mentre nel 1920 si è sottratto alla richiesta di un autorevole confratello nel sacerdozio e nella comune appartenenza alla famiglia francescana?

Bisogna ancora chiedersi: Se Gemelli è stato per due giorni nel convento di San Giovanni Rotondo nel 1919, arrivando con il segretario del Vescovo di Foggia, come mai di questa presenza non c’è traccia nella Cronistoria del Convento? E come mai da tale visita non è scaturita alcuna relazione?

C’è un altro aspetto che, per giustizia e amore di verità, bisogna evidenziare. Quella che l’autore dell’articolo definisce una «novità ora emersa» non solo era emersa negli atti della Causa di beatificazione e canonizzazione di Padre Pio, ma era stata già pubblicata dal vice postulatore di tale Causa, padre Gerardo Di Flumeri, nel lontano 2001, nel libro Il beato Padre Pio da Pietrelcina (pp. 421-466), dove sono state trascritte integralmente tutte e tre le relazioni di Gemelli su Padre Pio, compresa quella «datata 6 aprile 1926». Dalla lettura di quel testo, come anche del libro di Angelo Maria Mischitelli Padre Pio e il caso Gemelli (prima edizione 2003 e seconda 2009), non solo si può risalire ad una molto più ampia composizione di documenti e di fonti, ma si può anche comprendere chiaramente il motivo che potrebbe aver indotto il francescano padre Agostino a dichiarare solo nel 1926 di aver visitato le stimmate di Padre Pio. Basta mettere insieme alcuni elementi”.

Insomma, ancora una volta si conferma la profezia di Padre Pio: “Farò più chiasso da morto che da vivo”.

Di fenomeni come questo tratta il mio ultimo volume su Medjugorje che raccoglie materiale stilato dalla Pontificia Commissione Internazionale – guidata dal cardinale Camillo Ruini – che ha indagato su fenomeni straordinari pubblicato in versione cartacea e anche in versione Kindle.

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©David Murgia

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