L’ultimo è il caso di don Alberto Ravagnani prete influencer da mezzo milione di follower che sui social ( soprattutto Instagram e YouTube) documentava ogni minuto della propria vita sia religiosa che privata.
Qualche ora fa è arrivato il comunicato della diocesi di Milano: don Alberto non è più prete. Lascia ogni incarico diocesano e parrocchiale.
Don Alberto era diventato nel tempo un volto notissimo soprattutto per il suo approccio verso i giovanissimi. Con i suoi reel riusciva effettivamente ad essere interessante e comunicativo.
E ora? Tutto finito. Come nella migliore tradizione. Forse quello che don Alberto non immagina e che non essendo più prete forse non sarà più attrattivo come è stato fino ad oggi.
Lentamente perderà follower e diventerà come uno dei tantissimi personaggi che cercano consensi.Tutti uguali.
Perché il vero punto è questo: cioè non bisogna demonizzare i social. Ma come per ogni cosa ci vuole equilibrio. Non possono i social diventare un totem, un nuovo “vitello d’oro” da adorare sacrificando tutto. Soprattutto per una persona che ha scelto di servire gli altri come appunto fanno (o dovrebbero fare) i preti e le suore.
Non si può essere star a tutti i costi. La caccia ai follower non può sostituire l’amministrazione dei sacramenti né può sostituire la vita che un parroco o un religioso o una suora deve fare nella propria comunità
In poche parole: i social (più in generale lo spettacolo, lo show) sono il mezzo, non il fine e quando questo assioma cambia ecco che tutto finisce. Il sogno va in fumo.
Ve la ricordate per esempio Suor Cristina?
Ecco: penso veramente che i social (la ricerca smodata di consenso) hanno fatto più vittime tra preti e suore rispetto a quanto ha fatto la riforma protestante.
Tutta vanità…solo vanità. Cantava così san Filippo Neri.
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Per chi volesse avere una visione completa su tutto il fenomeno Medjugorje, il lavoro migliore è quello svolto dalla Pontificia Commissione di Inchiesta (guidata dal Cardinale Camillo Ruini) che, alla fine dei lavori, ha stilato la famosa Relazione Finale, documento segreto che io ho pubblicato per la prima volta in assoluto in versione cartacea e anche in versione Kindle nel mio libro “Rapporto su Medjugorje”.
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Il mio ultimo libro è Ho sposato un nazista. La mia fuga dal Quarto Reich. Una sconvolgente storia vera – edito da Piemme, scritto insieme a Hilde Keller. Il volume è disponibile su internet QUI o su Amazon QUI

Si tratta di un libro che ripercorre l’incredibile storia di Hilde Keller che sposa un neonazista e, insieme a lui, cerca di creare un nuovo Reich.
INVITO ALLA LETTURA:
Castello di Wewelsburg (Germania), anno 2018. Hilde insieme a quello che diventerà suo marito sono uniti in matrimonio da una sciamana. La celebrazione si svolge secondo un rituale delle Waffen SS, lo spietato braccio armato della polizia nazista. A fare da sfondo alla cerimonia, non ci sono vetrate colorate di chiese gotiche tedesche ma il “sole nero”, luogo magico da cui prenderà vita il nazionalsocialismo esoterico voluto da Adolf Hitler e Heinrich Himmler. Come testimoni di nozze, ci sono figli e parenti di gerarchi nazisti.
La vita di Hilde da questo momento in poi si trasforma in un baratro frequentato da ombre nere, personaggi insospettabili che vestono divise naziste, che in casa hanno il busto del Fuhrer e la bandiera del Terzo Reich e che si incontrano in ville e lussuosi appartamenti sparsi in tutta Europa per progettare la follia: far rinascere il nazismo.
Un mondo – quello che vivrà ogni giorno Hilde – a cui si fa fatica a credere. Eppure tutto è reale. Tutto è inquietante. Sarà proprio Hilde a essere testimone di violenze (anche su animali), rituali occulti e raduni segreti di guerra. Scoperchiando un fenomeno che mette i brividi, di cui spesso si parla senza conoscerlo ma che è terribilmente diffuso: il neonazismo.
Dopo anni tormentati, Hilde riesce ad uscire da questo incubo e in una notte decide abbandonare il marito e quel mondo tenebroso per abbracciare la Croce e diventare cristiana.
“Sbaglia chi, in Italia, identifica il neonazismo con gruppi di ragazzi con capelli rasati e pronti alla violenza o con piccole realtà politiche di estrema destra. Il neonazismo oggi si veste di rispettabilità, buona educazione e ottima cultura”. CONTINUA
(David Murgia)
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