E’ il primo prete ucciso dal­la mano di un jihadista in Europa in questo XXI secolo. E’ lui il primo martire cristiano dei nostri tempi, padre Jacques Hamel, un anziano sacerdote francese ucciso il 26 luglio del 2016. In chiesa, mentre celebrava la Messa.

La sua è una vicenda che non può non colpire. Il nome di Padre Hamel infatti è noto solo per il suo martirio. Paradossalmente la sua morte getta una luce nuova su tutta la sua  vita trascorsa lontano dai riflettori, in modo umi­le, vissuta nelle periferie per compiere una missione cui si era dedicato fin dalla giovinezza.

Il tutto succede a Rouen, la capitale della Normandia. E’ la città dove è stata bruciata viva Giovanna d’Arco, la pulzella d’Orleans.

Sono andato a Rouen per vedere con i miei occhi quello che è accaduto. E ho visto l’altare insanguinato, ho parlato con testimoni, con la gente. Ho incontrato anche due italiani emigrati qui a Rouen (Sebastiano e Maria, i sacrestani della parrocchia di Saint-Étienne-du-Rouvray dove è stato ucciso padre Jacques). Si sono salvati dall’orrore perché quel giorno non sono andati a Messa. E quando il 26 luglio del 2016 padre Hamel è stato ucciso, in chiesa c’era anche una coppia di anziani che è rimasta ferita. E tutti pensavano che erano Sebastiano e Maria. Invece la malasorte è toccata a Janine e Guy Coponet.

I terroristi dopo aver sgozzato padre Hamel se la prendono proprio con Guy. Compiva proprio quel giorno 87 anni. Le sue suppliche di risparmiar­gli la vita sono inascoltate: lo fanno inginocchiare e gli danno una coltellata al braccio, nella schiena e alla gola. Il suo corpo giace non lontano da quello di padre Jacques. Ma Guy non è morto. Perde sangue ma il colpo di col­tello che ha ricevuto alla gola non è stato profondo. Si fa credere morto e intanto preme la mano sulla ferita per contenere l’uscita del sangue. Questo gli salverà la vita.

Guy sarà costretto da uno dei terroristi a girare un video con il cellulare.

Non sono riuscito a trovare quel video. Ho scritto anche alle autorità francesi per poterlo almeno visionare. Ma finora non ho ricevuto nessuna risposta.

Chi era padre Hamel? Era nato a Dar­nétal, nella periferia industriale di Rouen. Suo padre era un meccanico. Sua mamma una tessitrice. Di corporatura gracile, di carattere era estremamente ri­servato, e perfino timido.

La generazione di padre Hamel è segnata dalla guer­ra d’Algeria. Anche i seminaristi dovevano prestare il servizio mi­litare come gli altri cittadini. E così anche Hamel, all’età di 23 anni, parte per un servizio di 18 mesi. Durante questo periodo lavora alle trasmissioni ed è autista degli ufficiali. Un giorno, mentre attra­versano un’oasi, vengono attaccati con delle mitra­gliatrici. I soldati della sua jeep muoiono tutti, e an­che quelli della jeep che segue muoiono tutti. Si salva solo lui.

Negli anni ’90 c’è di nuovo guerra in Algeria, questa volta fra gli adepti del Fronte islamico e i militari che hanno preso il potere. Padre Jacques segue gli avveni­menti con apprensione. Così come segue con dolore la vicenda dei mo­naci trappisti di Tibhirine: sette monaci vengono sequestrati e poi decapitati nel 1996.

Jacque Hamel non era un bril­lante oratore, né un grande teologo. Non ha mai cercato di apparire. Era un parroco che tirava la carretta e lavorava pazientemente e fedelmente. Tutta la sua vita di pastore l’ha passata in parrocchia. E nella sua parrocchia è stato ucciso.