Mi raccontano che sono rimasti a bocca aperta. Vedere il presidente dell’Aie (Associazione internazionale degli esorcisti) Padre Francesco Bamonte (noi lo abbiamo intervistato qui: https://youtu.be/HphAO_Fbcm8) mentre parla all’Assemblea plenaria della Congregazione per il Clero in Vaticano (si è svolta nei giorni scorsi) di esorcismo e diavolo non è una cosa da poco conto. L’Assemblea plenaria è un momento molto importante e chi ha assistito è rimasto incredulo.

Di quello che ha detto padre Francesco Bamonte in questa occasione l’agenzia Sir ha dato un resoconto preciso e dettagliato (qui per vedere i lanci dell’agenzia https://agensir.it/quotidiano/2017/6/22/esorcisti-p-bamonte-aie-scarsa-attenzione-nei-seminari-e-nelle-facolta-teologiche-alla-formazione-sul-mondo-demoniaco/) ma secondo me la cosa più importante è registrare un fatto incontrovertibile: da quando Padre Francesco Bamonte è diventato presidente dell’Associazione la figura dell’esorcista non è più relegata in buie sacrestie. Il riconoscimento che l’Aie ha avuto dalla Santa Sede non solo ne ha  ufficializzato il ruolo e l’importanza ma – secondo me – ha anche permesso che, appunto, finalmente di diavoli ed esorcismi si possa parlare anche in occasioni istituzionali senza essere presi necessariamente per “pazzi”.

E quindi capisco l’incredulità di chi mi ha raccontato cosa è successo alla Plenaria. Immaginate i sacerdoti presenti e padre Bamonte che dice: “La scarsa attenzione che nei seminari e nelle facoltà teologiche oggi si rivolge alla realtà del mondo demoniaco e addirittura la sua negazione da parte di alcuni insegnanti, pur preposti alla formazione integrale – spirituale, pastorale e teologica – dei seminaristi, costituiscono una realtà decisamente preoccupante”.

Inoltre, ha rilevato il presidente, “la diffusa ‘ignoranza’ di tali fenomeni, oltre a provocare un grande impoverimento nella formazione dei seminaristi e dei candidati alla vita religiosa, ha fatto sì che – una volta ordinati sacerdoti e introdotti ‘nel vivo’ del loro impegno pastorale – essi non siano in grado di garantire una profonda direzione spirituale; di offrire un’opportuna catechesi ai fedeli sull’esistenza e sull’attività del demonio; di affrontare le serie problematiche legate all’incremento delle pratiche occulte, che si è registrato negli ultimi decenni, e che ha spalancato la strada a un’azione straordinaria del demonio nella società, sempre più virulenta”.

Mentre il mio interlocutore mi racconta queste cose sorrido. Penso a quello che ha recentemente detto il generale dei Gesuiti, Padre Arturo Sosa, a questo proposito: “Abbiamo creato figure simboliche, come il diavolo, per esprimere il male. Anche i condizionamenti sociali rappresentano questa figura, ci sono persone che si comportano così perché c’è un ambiente dove è molto difficile fare il contrario”(http://www.ilfoglio.it/chiesa/2017/06/02/news/chiesa-papa-francesco-gesuita-sosa-diavolo-non-esiste-137838/).