Di seguito una mail di una signora che vuole restare anonima che mi racconta la propria storia. Quello che mi ha colpito è il fatto che in questa storia tutto luccica: sono coinvolti professionisti della città, una bellissima casa, abiti eleganti e soprattutto alcune parole chiave: “Noi ti vogliamo bene”.

Vale la pena leggerla.

Gentile David,

mi chiamo Exxxxx e ho seguito il suo intervento su Tv2000 riguardo i finti guaritori (puntata di giovedì 1 marzo).

Vedendo il servizio, mi sono ricordata di un episodio che ho vissuto nel 2008.

Premetto che all’epoca non ero assolutamente una persona di fede, anzi, ero ostile a tutto ciò che fosse legato alla chiesa cattolica. 

Un giorno, un mio amico propose a me e ad una nostra amica, di andare a cena a casa di suoi conoscenti. 

Essendoci un’amicizia profonda e molta fiducia, accettammo. Arrivammo a Nxxxxx. Ora non ricordo se la casa fosse proprio in città o poco fuori, comunque la zona era quella. 

Una casetta dove nel giardino trovammo alcuni degli invitati: psicologi e liberi professionisti di cui non ricordo l’attività, so però che era gente “titolata”. Arrivò la padrona di casa nonché quella che poi divenne la protagonista della serata: una donna sui 50/60 anni, un po’ corpulenta, vestita come una hypster, con lunghi e arruffati capelli rossi e occhi azzurri magnetici. Entrammo nella stanza addobbata per la cena. Eravamo circa una dozzina di invitati, tra cui alcune coppie. Solo dopo capii perché queste coppie erano lì.

Iniziammo la cena in tranquillità. Ora non ricordo cosa ci dicemmo, so che parlai con la psicologa dei soliti convenevoli. Terminata la cena, con una rapida occhiata, i partecipanti si mossero come se avessero già seguito un copione simile: in un attimo la tavola venne sparecchiata, il tavolo e le sedie ben sistemati e tutti seduti, raccolti in un silenzio profondo. Chiesi al mio amico cosa stesse succedendo e mi rispose che ci sarebbe stato spiegato. Infatti qualcuno iniziò a raccontare che molte di quelle persone presenti avevano subito un lutto: le coppie presenti avevano perso un figlio, altri erano vedovi, altri erano lì perché credevano in quello che sarebbe successo dopo. Infatti, a breve, la proprietaria di casa avrebbe avuto un contatto con queste persone defunte, chiamate “disincarnati”. Ci spiegarono che i disincarnati erano persone diventate, dopo la morte, spiriti di luce e di pace, il cui compito era di aiutare noi viventi a fare le scelte migliori. Il contatto sarebbe avvenuto mediante la scrittura. La donna iniziò a scrivere e a leggere ciò che scriveva: erano i “figli” deceduti delle coppie. Uno di essi tranquillizzava i genitori, dicendo che stava bene. Ed ecco un fiume di lacrime da parte di quei genitori e altri del gruppo che si stringevano attorno ad essi e con loro condividevano le lacrime. 

La medium (perché quello era) continuò “parlando” poi con altri disincarnati. Poi tocco a noi. Ci chiesero se avessimo delle domande da porre, magari su quesiti difficili per le nostre vite e i disincarnati ci avrebbero aiutati a scegliere per il nostro bene. All’epoca stavo vivendo una situazione sentimentale complessa e, si sa, nella debolezza ci si attacca un po’ a tutto pur di trovare un po’di sollievo – in fondo, è su questo che si basa “l’apostolato” di molte sette. 

Feci la mia domanda e dopo aver sentito la risposta, non so perché, iniziai a piangere disperatamente. Non per la risposta ottenuta che era abbastanza banale. Forse l’emotività, ma oggi credo possa essere stato un pianto legato alla ferita spirituale provocata da questa seduta spiritica (perché di quello si trattava).

In un attimo, mi ritrovai circondata da alcuni partecipanti che mi abbracciarono e dicevano “piangi, sfogati, noi ti capiamo, noi ti vogliamo bnee.” Avranno ripetuto molte volte il “noi ti vogliamo bene”. Mi ricomposi perché comunque erano sempre estranei e la ragione mi suggeriva che qualcosa non andava in quel comportamento. Terminata  la seduta, ci avviammo all’uscita e ci chiesero cosa ne pensassimo, come stavamo. Mi ricordo che uno dei partecipanti ci spiegò che, una volta iniziati questi contatti, bisognava continuare e soprattutto fare ciò che i disincarnati suggerivano, al fine di non farli arrabbiare. Ci raccontò di piccoli e inspiegabili incidenti attribuiti alla modalità correttiva impartita da tali disincarnati, sempre per il nostro bene (mi ricordo solo di stampanti e computer che si accendono da soli). Non ci chiesero soldi, ma di continuare a venire, se avessimo voluto. Io non andai più. Ripensandoci, nei giorni successivi, mi era sembrata così surreale la scena degli abbracci e quel cantilenarmi “noi ti vogliamo bene”.

Mi colpii la presenza della psicologa che, combinazione, ritrovai un paio di giorni dopo in stazione. Con entusiasmo, mi salutò, felice perché anche noi avevamo avuto questa opportunità, di entrare in contatto con loro perché queste cose fanno bene all’anima e sono utili anche professionalmente per fare le scelte, soprattutto lei che come psicologa deve aiutare le persone. Rimasi perplessa: pensai alla mancata scientificità di quanto detto e che io nelle mani di una così non mi ci metterei mai. La mia diffidenza aumentò quando, qualche giorno dopo questo incontro, il mio amico mi regalò un libretto: era stato scritto da queste persone e spiega chi sono i disincarnati. Questo gruppetto di persone si fa chiamare “Gli xxxx xxxx”. Quel libretto poi è finito nella spazzatura.

Perché le ho scritto? Perché mi ha colpito la modalità di adescamento che ha presentato nel suo servizio, molto simile a quella da me vissuta. Non mi hanno chiesto denaro, vero, ma la pressione ricevuta era simile a quanto da lei raccontato. 

Qualche anno fa, dopo un viaggio a Medjugorje, mi sono avvicinata alla Chiesa Cattolica: ai sacramenti, prima di tutto. Ora capisco che ho rischiato molto quella sera, sia psicologicamente, sia spiritualmente. 

Spero che questo gruppo non abbia prodotto danno ad altri malcapitati. 

Grazie dell’attenzione.

Cordialmente,

Exxxxx