Lo dichiaro subito: non sono uno storico. Ho alle spalle studi classici e studi giuridici. E sono un giornalista. Quindi cerco notizie e le pubblico. E un imperatore che diventa beato nonostante alcune leggende nere fatte circolare in alcuni circoli di intellettuali è una notizia.

Parlo della beatificazione di Carlo d’Asburgo (3 ottobre 2004), imperatore, ultimo erede di quel famoso Sacro Romano Impero – iniziato con Costantino e Carlo Magno –  che ha posto le basi della società civile.

Eppure – contrariamente a quello che si pensa – la sua beatificazione è stata osteggiata in modo durissimo.

E anche la sua vita è stata molto dura e vissuta alla luce della Fede.

Quindici anni dopo quel famoso 3 ottobre 2004 ho deciso di rieditare un volumetto che avevo preparato per l’occasione. L’ho aggiornato e mi sono stupito di quanto la vita di Carlo d’Austria fosse stata segnata dalla sofferenza e dalla Grazia.

Alla base del libro “Carlo D’Asburgo, l’ultimo erede del Sacro Romano Impero (Edizioni Segno 2019) c’è la voluminosa “positio”, il documento vaticano fondamentale per il processo canonico in materia di santi e beati. Da questo dossier ho  estrapolato testimonianze, episodi, miracoli e aneddoti sulla figura di Carlo d’Asburgo. Fatti concreti, di vita quotidiana, vissuti sul campo di battaglia, in mezzo alla truppa o nella cappella del Palazzo con la corona del rosario in mano. Documenti totalmente inediti che fanno luce sulle gesta e la vita privata del “santo Imperatore”.

Per anni “leggende nere”, create da alcuni storici, si sono succedute tentando di offuscarne l’onore, l’onestà e le scelte politiche, militari e personali. Addirittura si è arrivati a creare “una donna del mistero” che sarebbe stata per anni la sua amante. Accuse che si sono dimostrate senza fondamento. Con testimonianze, prove, documenti segreti e miracoli gli esperti della Santa Sede non hanno più dubbi sul ruolo avuto da alcuni iscritti alla Massoneria e da alcuni confratelli sparsi in tutta Europa che avevano come obiettivo quello di annientare, per poi dividersi, l’impero austro-ungarico, ultimo baluardo del cristianesimo.

Il “santo imperatore”, vissuto poco più di trent’anni, si è ripreso in qualche modo la sua rivincita. Il suo nome è stato scritto nel Grande Albo dei beati da Giovanni Paolo II a fianco al nome di Costantino, ai nomi dei grandi imperatori francesi Clodoveo e Luigi IX e a quello dei due santi di Casa Savoia: Maria Cristiana, regina del Regno di Napoli e delle Due Sicilie e Amedeo IX, duca di Savoia beatificato nonostante fosse nipote dell’antipapa Felice V.