Tutta colpa dell’approvazione del decreto sicurezza bis. Ve lo ricordate? In questa occasione (era lo scorso 5 agosto) il ministro degli Interni Matteo Salvini aveva ringraziato che l’approvazione del decreto fosse avvenuta “nel giorno del compleanno della Madonna. Chi è andato a Medjugorje sa di cosa parlo”. Apriti cielo. Ora, senza entrare nel merito per discutere in quale data cada davvero il genetliaco della Vergine, il richiamo salviniano alla Madonna ha sollevato un vespaio.

Un po’ tutti ne hanno parlato. Molti (tutti) lo hanno fatto senza sapere nulla su quella nobile disciplina che si chiama “mariologia”, disciplina accademica che studia Maria a 360 gradi, ormai snobbata da alcune pontificie università e facoltà teologiche eppure così attuale (la facoltà più nota è il Marianumconsiderate le migliaia di presunte apparizioni (comprese quelle di Medjugorje) che infestano l’Italia, l’Europa e il Mondo.

Ebbene, uno dei commenti più qualificato redatto dai migliori studiosi competenti (si chiamano mariologi) – a mio parere – che merita di essere letto su questa vicenda è quello dell’Associazione mariologica interdisciplinare italiana. Curiosamente non l’ho trovato pubblicato da nessuna parte. Ignorato dai grandi giornali che hanno preferito dare spazio ad altri. Solo sul quotidiano dei vescovi Avvenire  è uscito.

Allora lo pubblico io nella sua integrità.

Vale la pena leggerlo.

«Caro direttore, noi, membri del Consiglio direttivo dell’Ami (Associazione mariologica interdisciplinare italiana), ci uniamo ai docenti della sezione San Luigi della Facoltà teologica dell’Italia meridionale e ai membri dell’Associazione italiana dei docenti di teologia morale (Atism) – che un mese fa hanno espresso pubblicamente al presidente Mattarella la forte preoccupazione per le scelte del Governo, lesive dei diritti dei poveri, e per la pericolosa strumentalizzazione della fede da parte del ministro dell’Interno -, alle diverse religiose degli Ordini delle carmelitane scalze e delle clarisse e ai molti teologi italiani e ai tanti esponenti della Cei, fin nei suoi più alti vertici, che si sono espressi chiaramente in tal senso, per ricordare, in particolare, che – al di là delle differenti opinioni politiche di ciascuno e delle diverse proposte di soluzioni tecniche rispetto all’accoglienza delle persone che fuggono da condizioni di vita estremamente dolorose alla ricerca di un’esistenza più dignitosa – esiste una profonda contraddizione tra due immagini opposte della Madre di Gesù: da un lato la figura della Madonna che approverebbe e benedirebbe le scelte governative contro i migranti e che viene brandita per difendere la presunta identità occidentale e cristiana dell’Italia e dell’Europa contro gli altrettanto presunti assalti degli immigrati islamici, africani e asiatici; dall’altro la persona evangelica della profuga Maria di Nazaret, donna asiatica perseguitata e costretta con la famiglia a scappare e a trovare rifugio nella nazione più ricca dell’Africa del tempo (Vangelo di Matteo, 2,13-16); della donna del Magnificat ‘che non dubitò di proclamare che Dio è vendicatore degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo’ (Paolo VI, Marialis cultus 37); della madre del Crocifisso, che – secondo la bimillenaria tradizione cristiana – continua a reclamare dignità e giustizia per tutti i crocifissi della storia, quale che sia il colore della loro pelle o l’intonazione della loro lingua; di Maryam, la donna più importante tra quelle menzionate nel Corano, madre di Gesù (considerato dai musulmani il più grande profeta, inferiore solo a Maometto), la quale è venerata e riconosciuta dai fedeli dell’islam come ‘santa e piena dello Spirito di Allah’ ed è un perno del dialogo islamo-cristiano. Siamo profondamente offesi – insieme a tutti coloro che sperimentano in maniera autentica la presenza della Vergine nella loro esistenza e ne riconoscono la tenerezza nei confronti dei poveri di tutte le nazioni – per l’uso strumentale del nome di Maria, quando è invocato contro qualunque essere umano».

Firmano la lettera padre Antonio Escudero Cabello, padre Giovanni Grosso, Alfonso Langella, Cettina Militello, padre Salvatore Perrella, padre Gian Matteo Roggio, padre Alberto Valentini.

 

©David Murgia