“I MIEI ANTENATI PRATICAVANO LA MAGIA. HO VISTO IL DIAVOLO IN FACCIA CHE MI HA TORMENTATO PER ANNI”. LACRIME E SANGUE DI UN EX SPACCIATORE DIVENTATO INSEGNANTE DI RELIGIONE. UNA STORIA VERA

Difficile non rimanere colpiti da una storia come quella che vi propongo di seguito. Una storia fatta di arti magiche , di suicidi, di droghe, di sballo e discoteche.

Una storia in cui  – come spesso capita – Dio interviene in modo originale, sconquassando le nostre certezze e scrivendo dritto sulle nostre righe storte.

Il finale non è mai scontato.

Buona lettura.

Mi chiamo Riccardo, ho 49 anni, sono di XXXXX e vivo a Roma. Sono sposato con Federica e siamo i genitori di Margherita. Ho una laurea in Teologia, una licenza in Teologia Fondamentale e una laurea in Architettura. Attualmente insegno religione cattolica in un Liceo.

Nella mia famiglia, mia nonna materna, la mia bisnonna, mia mamma e mia zia hanno praticato magia per anni. Mia nonna si è gettata sotto un treno nella stazione di Riccione. I miei genitori si sono lasciati quando io avevo due anni e mio fratello uno. A 14 anni ho cominciato a drogarmi e insieme ad altri ragazzi a fare sedute spiritiche. A 17 anni sono scappato di casa e sono andato a vivere in un garage due piani sottoterra accumulando diverse condanne penali oggi interamente sanate. Sono diventato uno degli spacciatori più importanti di XXXXX sviluppando una polidipendenza da sostanze compresa la cocaina, il crack e l’ecstasy.

A 18 anni mi hanno arrestato per spaccio e ho dovuto fare un mese e mezzo in carcere e altrettanto ai domiciliari da cui poi mi hanno tolto per riportarmi in carcere. Uscito in libertà, a causa dei debiti, sono dovuto scappare da XXXXX. Sono andato a vivere a Riccione e a Bologna. A Bologna stavo con alcuni ragazzi che importavano ecstasy dall’Inghilterra. La nostra vita si svolgeva di notte tra discoteche e after hour. Avevo perso ogni contatto con la mia famiglia di origine, che odiavo, e non avevo nessuna prospettiva davanti a me, nessun futuro e, quindi, nessuna speranza. Una mattina tentai il suicidio buttandomi sotto una macchina in corsa fuori dalla stazione di Riccione.

All’età di 21 anni tornai a XXXXX, dopo aver in parte sanato i miei debiti, e andai a vivere con Chiara, la mia ragazza di allora. La nostra vita continuava nello stesso modo: di notte e drogandoci senza misura. Il vuoto dentro di me era sempre più grande. L’angoscia e il peso sul cuore erano insopportabili. Una mattina, dopo una nottata passata a litigare con Chiara, mi chiusi in bagno. Mi guardai allo specchio e l’unica cosa che si vedeva nello specchio era la mia faccia illuminata nel buio della stanza. Di colpo, cominciò a cambiare. Ci fu un primo momento d’incertezza, come quando viene un terremoto. Il mio viso cominciò a trasformarsi, vidi (letteralmente) il volto di un demonio. Ho sentito un odore acre di zolfo che mi rimase nelle narici per una decina di giorni. Sentii la presenza di un male non descrivibile a parole.  Uscii da quel bagno terrorizzato. Scappai da quella casa.

Camminai fino ai piedi del castello di XXXX dove mi trovai davanti al sole che sorgeva e istintivamente, assalito da un terrore indescrivibile, cominciai a pregare. Guardavo il sole senza provare alcun fastidio. La mia preghiera fu questa: «ti prego, abbi pietà di me, guarda come sono ridotto». Solo più tardi lessi il passo di Lc 1,78: «grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte» che fotografava precisamente l’istante della mia chiamata. La mia ragazza intanto chiamò mio papà per chiedere aiuto. Mi venne a prendere e andammo a cercare un sacerdote. Avevo un bisogno fortissimo di confessarmi. Non trovatolo mi portò in ospedale dove, appena entrato, mi venne incontro un francescano da cui subito mi confessai.

Da quel momento avrei sofferto di un gravissimo disturbo da ossessione diabolica durato almeno dieci anni. Di fatto non riuscii più a guardarmi in uno specchio per circa due anni. Non potevo rimanere da solo in quanto la percezione di una presenza diabolica era molto acuta. Mi prendeva un senso di oppressione molto forte che mi faceva sentire disperato. La notte non potevo dormire solo. Mi ricordo che dormivo nel letto di mio padre, tra lui e la sua fidanzata di allora. Mi capitava spessissimo di sognare il demonio, di svegliarmi angosciato e di recitare il rosario. Ancora oggi, a circa 30 anni di distanza mi capita, molte volte, di svegliarmi alle tre in punto, nel cuore della notte, e di non riuscire a prendere sonno finché non abbia terminato la recita del rosario. Mi capitava spessissimo di svegliarmi nel cuore della notte come paralizzato: la testa era come irrigidita e non potevo staccarla dal cuscino, il corpo era immobile e non riuscivo a muoverlo, ero atterrito dal terrore e in preda all’angoscia tanto era vivida la percezione di una presenza inquietante vicino a me. Tentavo di dire il nome di Gesù o di Maria, ma la mascella era come bloccata, trattenuta da una forza. Solo dopo interminabili sforzi riuscivo a pronunciare il nome di Gesù e, solo allora, sentivo che riuscivo a liberarmi piano da quella morsa. Questa continua oppressione, tuttavia, fu la mia salvezza. La paura e l’angoscia mi spingevano lontano da tutto quello da cui io, con le mie debolissime forze, non riuscivo a liberarmi.

La mia vita cambiò, da subito. Non riuscivo più a toccare droga, cosa per nulla scontata per chi usava in media 5 grammi di cocaina al giorno. Non riuscivo più ad andare in discoteca. Non riuscivo più a stare con i miei amici di prima. Non riuscivo più a vestirmi come prima.  Pregavo in continuazione. Tutto il giorno. Piangevo, ininterrottamente. Leggevo tantissimo la Bibbia, che mi parlava fortissimo.

Ero liberato ed ero entrato in un nuovo cammino e in nuovo mondo. Di colpo non ero più lo stesso Riccardo. L’esperienza che feci fu quella di trovarmi dentro un corpo che era sempre lo stesso, ma io ero completamente diverso. Mi sembrava di aver sognato fino a quel momento. Lo posso dire tranquillamente, ero rinato, e nel modo più traumatico possibile. Pensandoci a posteriori non fu per nulla un travaglio tranquillo, ma non importa. Importa solo che Dio ha avuto misericordia di me.

Quasi subito incontrai il mio Mosè, don Dino Foglio (era il coordinatore Nazionale del Rinnovamento nello Spirito prima di Salvatore) ed entrai a far parte del grande popolo del Rinnovamento. Cominciai a far testimonianza nei gruppi carismatici, a Radio Maria e all’estero. Don Dino mi fece entrare nella scuola di evangelizzazione del Rinnovamento e divenni membro dell’Equipe Nazionale di formazione all’evangelizzazione del Rinnovamento. Ricominciai a studiare diplomandomi e poi prendendo la laurea in teologia e in architettura. Ora faccio l’insegnante e mi occupo dei ragazzi, che troppo spesso mi sembrano prede in pericolo e pecore incoscienti senza pastore. Cerco di aiutarli a pensare alla profondità del mistero che ci avvolge, ai rischi che il nostro predatore porta con sé e alla misericordia e grandezza di Dio, di Suo Figlio e alla potenza dello Spirito che non conosce confine ed è libero e sovrano. La mia parola per loro è questa: svegliatevi!

Ad Maiorem Dei gloriam.

Riccardo

Di storie come queste ne parla il Dossier Vaticano segreto su Medjugorje che ho pubblicato in versione cartacea e anche in versione Kindle.

Inviatemi la vostra storia.

Per saperne di più e iscriviti al mio canale Youtube.

©David Murgia

 

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3 risposte a "“I MIEI ANTENATI PRATICAVANO LA MAGIA. HO VISTO IL DIAVOLO IN FACCIA CHE MI HA TORMENTATO PER ANNI”. LACRIME E SANGUE DI UN EX SPACCIATORE DIVENTATO INSEGNANTE DI RELIGIONE. UNA STORIA VERA"

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  1. Il sig. Riccardo,ha avuto l’umiltà di chiedere perdono a Dio,e di ritornare ai sacramenti e alla preghiera,cosi facendo è riuscito ad abbandonare la squallida vita di prima!!! ….Molti invece ,nonostante sanno di essere schiavi del demonio ,pur di Non abbandonare i loro piaceri perversi ,del demonio ne diventano alleati,rischiando seriamente la dannazione eterna!

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  2. Sebbene queste storie esercitino su di me sempre un certo fascino, possibile che non ci sia mai un riferimento a eventi reali, luoghi precisi, cognomi ecc?? Uno potrebbe svegliarsi la mattina e inventarsi tutto…

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    1. Caro Francesco, ero in un appartamento di Brescia, in Piazza Garibaldi, alle 6:00 circa del mattino. Era un monolocale molto grazioso. La mia ragazza di allora si chiamava Chiara. Ti sto rispondendo direttamente e, credo, questo sia abbastanza reale. Un abbraccio

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