Tra qualche giorno e cioè il 10 febbraio, cadrà il dodicesimo anniversario della famosa rinuncia di Benedetto XVI al Papato che avrebbe avuto effetto alle ore 20 del 28 febbraio seguente. Un gesto davvero rivoluzionario a cui seguì, come tutti noi ormai sappiamo, il conclave del 2013 in cui i cardinali elettori elessero come Vescovo di Roma,  Jorge Mario Bergoglio che decise di assumere il nome di Francesco.

Ebbene, proprio questo atto di rinuncia di Benedetto XVI – chiamato declaratio –continua a essere oggetto di strampalate teorie e ipotesi infondate da parte di alcuni sedicenti studiosi.

Il punto è che purtroppo e in modo inspiegabile certe teorie complottiste – secondo cui al momento della sua morte, avvenuta il 31 dicembre del 2022, Benedetto XVI era ancora in carica poiché non andava considerato valido il suo atto di rinuncia – sono state abbracciate recentemente anche da alcun sacerdoti, e non solo, che hanno deciso così di fare pubblica dichiarazione di non riconoscere come papa legittimo papa Francesco. Presa di posizione che ovviamente ha comportato per loro provvedimenti canonici.

E allora, proprio per far sì che ognuno possa farsi una propria idea su quanto accaduto, di seguito pubblico la formula della declaratio pronuniciata da Bendetto XVI (in latino e italiano) e quella interessantissima resa da Pietro da Morrone, conosciuto come Papa Celestino V (sempre in latino e in italiano) quando fece il famoso “gran rifiuto” (grazie a don Maurizio che l’ha trovata).

Ebbene come potrete vedere, ci sono moltissimi punti in comune.

Declaratio Benendetto XVI

Fratres carissimi, Non solum propter tres canonizationes ad hoc Consistorium vos convocavi, sed etiam ut vobis decisionem magni momenti pro Ecclesiae vita communicem. Conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum.

Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exsequi debere, sed non minus patiendo et orando. Attamen in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato ad navem Sancti Petri gubernandam et ad annuntiandum Evangelium etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est, qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam. Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII, hora 20, sedes Romae, sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse.

Fratres carissimi, ex toto corde gratias ago vobis pro omni amore et labore, quo mecum pondus ministerii mei portastis et veniam peto pro omnibus defectibus meis. Nunc autem Sanctam Dei Ecclesiam curae Summi eius Pastoris, Domini nostri Iesu Christi confidimus sanctamque eius Matrem Mariam imploramus, ut patribus Cardinalibus in eligendo novo Summo Pontifice materna sua bonitate assistat. Quod ad me attinet etiam in futuro vita orationi dedicata Sanctae Ecclesiae Dei toto ex corde servire velim”.

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

“Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.

Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio. Dal Vaticano, 10 febbraio 2013″.

ATTO DI RINUNCIA CELESTINO V

“Ego Coelestinus Papa V, motus ex legitimis causis, id est causa humilitatis, et melioris vitae, et conscientiae illaesae, debilitate corporis, defectu scientiae, et malignitate populi, et infirmitate personae, et ut praeteritae consolationis vitae possim reparare quietem, sponte ac libere cedo Papatui, et expresse renuntio loco, et dignitati, oneri et honori, dans plenam et liberam facultatem, exnunc sacro coetui cardinalium eligendi et providendi duntaxat canonice universali Ecclesiae de Pastore”.

TRADUZIONE IN ITALIANO

“Io, Celestino Papa V, mosso da cause legittime, cioè per umiltà, per una vita migliore, per la purezza della coscienza, per la debolezza del corpo, per la mancanza di conoscenza, per la malignità del popolo e per l’infermità della persona, e affinché possa recuperare la quiete della vita passata nella consolazione, spontaneamente e liberamente rinuncio al Papato e dichiaro espressamente di rinunciare al posto, alla dignità, all’onere e all’onore, concedendo piena e libera facoltà, fin da ora, al sacro collegio dei cardinali di eleggere e provvedere, solamente in modo canonico, alla Chiesa universale un Pastore”.

×××

Per chi volesse avere una visione completa  su tutto il fenomeno Medjugorje, il lavoro migliore è quello svolto dalla Pontificia Commissione di Inchiesta (guidata dal Cardinale Camillo Ruini) che, alla fine dei lavori, ha stilato la famosa Relazione Finale, documento segreto che io ho pubblicato per la prima volta in assoluto in versione cartacea e anche in versione Kindle nel mio libro “Rapporto su Medjugorje”.

Enable Translator

Disable Translator

Una risposta a ““RINUNCIO AL PAPATO” COSA HANNO IN COMUNE BENEDETTO XVI E CELESTINO V? SEMPLICE: LA DICHIARAZIONE DI RINUNCIA. SE SI CONFRONTANO I DUE TESTI…”

  1. Avatar laurochieregatto
    laurochieregatto

    Carissimo dott. Murgia,

    leggo sempre volentieri i suoi articoli, anche se non sempre condivido il suo pensiero.

    Mi rammarico nel leggere che alcuni sacerdoti (pochi), hanno abbandonato la Chiesa fondata da Gesù Cristo.

    Quando penso a loro non posso fare a meno di pensare a persone impreparate (sotto l’aspetto religioso), orgogliose e con problematiche psicologiche non di poco conto. Mi viene in mente ad esempio il signor Minutella e i sacerdoti del “piccolo resto”, nonché gli ultimi che lei ha citato nei suoi articoli. Di essi mi viene in mente il detto evangelico “erano con noi, ma non erano dei nostri…”

    "Mi piace"

Lascia un commento

In voga