PROCESSO A MEDJUGORJE, I SERVIZI SEGRETI: “DISTRUGGERE IL FENOMENO CON LA MACCHINA DEL FANGO”.  L’OPERAZIONE “CRNICA” E L’AGENTE “OTO”. SACERDOTI E RELIGIOSI PAGATI DAI SERVIZI, ESCLUSI I DUE VESCOVI DI MOSTAR. E QUEL DOSSIER SPARITO

Nel mio ultimo libro, Processo a Medjugorje – disponibile su internet sia in versione cartacea che in versione Kindle – una delle parti che più mi ha incuriosito è stata quella relativa al ruolo dei Servizi Segreti nell’affaire Medjugorje.

A questo riguardo si è molto parlato e sparlato a proposito. Soprattutto per quanto riguarda il presunto coinvolgimento dei due vescovi di Mostar, Žanić (deceduto da qualche anno) e Peric.

Finalmente il materiale che ho raccolto e qui pubblicato fa piena luce su questo aspetto. Con importanti novità.

Dai lavori della Commissione sappiamo che all’epoca (1981) “l’intento della Polizia era effettivamente quello di creare un casus belli: in uno dei loro verbali, emerge con evidenza l’allarme creato dal fenomeno Medjugorje e dalla posizione di ‘apertura’ verso lo stesso da parte di Mons. Žanić”. 

Per comprendere meglio la situazione, dai verbali della Commissione, emerge l’esigenza di vederci e chiaro e così viene inviato a frugare negli archivi segreti dell’ex Jugoslavia un componente della Pontificia Commissione.

Ecco alcuni stralci della relazione  (tratto dal mio libro)   di chi si è recato di persona negli archivi:

Il materiale raccolto è molto vario. Esistono nove “Informazioni speciali“ relative al periodo dal 14 agosto 1981 fino al 29 dicembre 1986. Manca, purtroppo, una delle prime – quella del 2 luglio 1981 – alla quale si fa riferimento nella nota del 14 agosto 1981: essa è interessante in quanto attesta che, sul posto delle apparizioni, sono confluite “da duemila fino a diecimila” persone, dando atto, altresì, della complessiva presenza, fino a quel momento, di 200.000 visitatori. Viene evidenziato che le messe vengono ormai celebrate fuori dalla chiesa a far tempo dal 7 agosto 1981. È annotato, inoltre, che la polizia ha chiesto al parroco, fra Jozo Zovko, di tornare nella chiesa stessa per le celebrazioni liturgiche ma che egli non ha accolto l’indicazione.

Si osserva, poi, che siccome sei ragazzi hanno cantato una canzona croata “antistatale, i medesimi sono stati condotti in prigione, in attesa di subire un processo. 

Interessanti sono, altresì, le informazioni sulla situazione nella diocesi di Mostar, rese in data del 17 novembre 1987 ed intitolate “Crnica” (il luogo delle presunte apparizioni). Il documento, di dieci pagine, rivela che la polizia segreta di Mostar ha lavorato con molta cura e impegno. 

Il fine dell’intera operazione era di compromettere fra Tomislav Vlašić (indicato, nel testo, con la sigla “Oto”) e, in tal modo, mettere in discussione gli eventi di Međugorje. Probabilmente era la polizia segreta a dare indicazioni indirette al vescovo ordinario, dandogli ad intendere che “Oto” avesse avuto un figlio. Tale strategia è servita, con successo, a manipolare il vescovo locale e fargli assumere una posizione di contrasto al fenomeno di Međugorje: infatti, il vescovo si è pronunciato di frequente contro di esso, utilizzando, quale argomento di rilievo, la vita poco dignitosa di “Oto“. Pertanto, si è accresciuta notevolmente la tensione tra l’ordinario del luogo ed i francescani. 

La polizia segreta, inoltre, ha scritto alcune lettere anonime nelle quali si affermava che il vescovo stesse trascurando sia la pastorale sia il proprio clero e che egli non fosse più in grado, pertanto, di governare la propria diocesi. Ciò ha contribuito a diffondere la voce circa l’opportunità di rimuovere il vescovo da Mostar. 

Nello stesso promemoria si fa riferimento, altresì, alla tattica utilizzata per compromettere, in concreto, fra Jozo Zovko, etichettandolo, semplicemente, come il vero “iniziatore delle apparizioni di Međugorje“. 

È sicuramente utile ricordare che siccome il fenomeno si è manifestato ad appena un anno dalla morte di Tito, in un momento di particolare delicatezza, la polizia e il governo di Bosnia ed Erzegovina lo hanno considerato come effettivo pericolo per la stabilità del sistema politico del paese. Attese, inoltre, le masse attirate dalle apparizioni, hanno temuto che la Chiesa avrebbe potuto, per ciò stesso, influire più incisivamente nella vita pubblica”. 

Sostanzialmente i Servizi Segreti pensavano di distruggere il fenomeno di Medjugorje discreditando queste persone

  1. Mons. Pavao Žanić, il vescovo di Mostar
  2. Fra Jozo Zovko (il parroco di Medjugorje)
  3. Fra Slavko Barbarić (il parroco di Medjugorje)
  4. Fra Tomislav Vlašić (tutti documenti su di lui sono spariti dagli Archivi)
  5. Fra Ferdo Vlašić (editore della rivista „Naša ognjišta“)
  6. Fra Jozo Križić (editore della rivista „Naša ognjišta“)

“Il Direttore (Omissis)mi ha spiegato che le persone sopra indicate non sono mai state collaboratori dei Servizi Segreti bensì persone sotto osservazione continua dai Servizi Segreti e considerate persone pericolose per lo Stato della Jugoslavia e per il regime comunista.

Invece, negli Archivi Segreti di Sarajevo esiste materiale su persone (anche molti sacerdoti – sia diocesani che francescani) che sono state veri collaboratori dei Servizi Segreti. Io ho detto al Direttore che questo non fa parte della nostra ricerca.  

Per quanto riguarda il fenomeno di Medjugorje nei documenti su Mons. Pavao Žanić esiste una trascrizione di una telefonata avvenuta il 8 Agosto 1981con una signora (Omissis). In questa conversazione il vescovo dice che due cose su Medjugorje sono sicure: …Continua….

Se vuoi leggere il mio ultimo volume Processo a Medjugorje – è disponibile su internet sia in versione cartacea che in versione Kindle (Vedi il booktrailer).

Se invece vuoi leggere solo il Dossier Segreto Finale  sugli straordinari fatti di Medjugorje  – redatto dalla Pontificia Commissione Internazionale – l’ho pubblicato sia in versione cartacea che in versione Kindle.

Per saperne di più iscriviti al mio canale Youtube.

©David Murgia

(Tutti i diritti riservati)

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