Certo ci mancavano le teologhe tedesche (chissà cosa ne penserà il mio amico don Maurizio) che hanno deciso di prendere di mira Santa Maria Goretti, la ragazza (aveva solo 12 anni) che venne uccisa a seguito di un tentativo di stupro da parte di Alessandro Serenelli, che viveva nella sua stessa casa e che ha perdonato. È stata canonizzata nel 1950 da papa Pio XII. Viene chiamata la “martire della purezza”.
Ebbene Philippa Haase, Judith König e Ute Leimgruber – teologhe di professione – hanno pubblicato il 6 luglio scorso, su Katholisch.de – il principale portale online cattolico in lingua tedesca legato alla Chiesa cattolica in Germania – un articolo che mette in discussione la tradizionale venerazione di santa Maria Goretti come appunto “martire della purezza” o “martire della verginità”.
Incredibile ma vero. Le nostre autrici affermano sostanzialmente che Maria Goretti non dovrebbe più essere presentata come “martire della purezza”, perché questa definizione rischia di mandare un messaggio sbagliato: come se una ragazza vittima di violenza sessuale dovesse difendere la propria verginità anche a costo della vita.
Secondo loro, il problema non è la santità di Maria Goretti, ma il modo in cui la sua storia è stata raccontata per decenni. La Chiesa ha spesso insistito sul fatto che Maria sia morta per difendere la propria purezza. Ma oggi questa lettura può risultare pericolosa, perché sembra mettere al centro il comportamento della vittima, non la colpa dell’aggressore.
Avete capito? Ma non è tutto.
Il rischio, affermano , è il seguente: una vittima di violenza potrebbe sentirsi colpevole – per colpa di Santa Maria Goretti – se non ha resistito “abbastanza”, se è sopravvissuta, o se non ha reagito come la santa. In questo modo, il racconto religioso può finire per aumentare vergogna e senso di colpa nelle vittime.
Ora secondo me dire che santa Maria Goretti non deve più essere chiamata “martire della purezza” è come dire che, per difendere le vittime di violenza, bisogna togliere a una vittima il significato spirituale della sua resistenza.
Ditemi se vi sembra normale.
L’articolo – qui siamo al paradosso – critica anche l’insistenza sul perdono concesso da Maria Goretti al suo aggressore (grazie al quale, tra l’altro, si è anche convertito). Non perché il perdono sia sbagliato, ma perché, raccontato così, può sembrare che alle vittime venga chiesto di perdonare, tacere e sopportare.
Ora si che è tutto politically correct. Politicamente corretto.
Forse dobbiamo ricordare a queste signore, che la testimonianza di Santa Maria Goretti continua ancora oggi a illuminare persone in ogni dove. E che base del messaggio cristiano è proprio il perdono. Senza il perdono non ha senso essere cristiani.
Ma che ci volete fare. Io non sono certo un teologo.
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Per chi volesse avere una visione completa su tutto il fenomeno Medjugorje, il lavoro migliore è quello svolto dalla Pontificia Commissione di Inchiesta (guidata dal Cardinale Camillo Ruini) che, alla fine dei lavori, ha stilato la famosa Relazione Finale, documento segreto che io ho pubblicato per la prima volta in assoluto in versione cartacea e anche in versione Kindle nel mio libro “Rapporto su Medjugorje”.
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Il mio ultimo libro è Ho sposato un nazista. La mia fuga dal Quarto Reich. Una sconvolgente storia vera – edito da Piemme, scritto insieme a Hilde Keller. Il volume è disponibile su internet QUI o su Amazon QUI
Si tratta di un libro che ripercorre l’incredibile storia di Hilde Keller che sposa un neonazista e, insieme a lui, cerca di creare un nuovo Reich.
INVITO ALLA LETTURA:
Castello di Wewelsburg (Germania), anno 2018. Hilde insieme a quello che diventerà suo marito sono uniti in matrimonio da una sciamana. La celebrazione si svolge secondo un rituale delle Waffen SS, lo spietato braccio armato della polizia nazista. A fare da sfondo alla cerimonia, non ci sono vetrate colorate di chiese gotiche tedesche ma il “sole nero”, luogo magico da cui prenderà vita il nazionalsocialismo esoterico voluto da Adolf Hitler e Heinrich Himmler. Come testimoni di nozze, ci sono figli e parenti di gerarchi nazisti.
La vita di Hilde da questo momento in poi si trasforma in un baratro frequentato da ombre nere, personaggi insospettabili che vestono divise naziste, che in casa hanno il busto del Fuhrer e la bandiera del Terzo Reich e che si incontrano in ville e lussuosi appartamenti sparsi in tutta Europa per progettare la follia: far rinascere il nazismo.
Un mondo – quello che vivrà ogni giorno Hilde – a cui si fa fatica a credere. Eppure tutto è reale. Tutto è inquietante. Sarà proprio Hilde a essere testimone di violenze (anche su animali), rituali occulti e raduni segreti di guerra. Scoperchiando un fenomeno che mette i brividi, di cui spesso si parla senza conoscerlo ma che è terribilmente diffuso: il neonazismo.
Dopo anni tormentati, Hilde riesce ad uscire da questo incubo e in una notte decide abbandonare il marito e quel mondo tenebroso per abbracciare la Croce e diventare cristiana.
“Sbaglia chi, in Italia, identifica il neonazismo con gruppi di ragazzi con capelli rasati e pronti alla violenza o con piccole realtà politiche di estrema destra. Il neonazismo oggi si veste di rispettabilità, buona educazione e ottima cultura”. CONTINUA
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©David Murgia
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