È stata un’estate strana. Tra diavoli che sono solo simboli, politici che parlano con Dio e tanto caldo. Si sa che le polemiche fanno bene all’editoria. Io questa volta taccio sullo scontro circa il diavolo. Taccio perché nella mia testa ci sono gli occhi e le lacrime di Michela che mi spiegano tutto. Michela è una ragazza con disturbi diabolici che soffre come un cane da anni (è in cura da un’esorcista) per colpa non di qualcosa, ma di qualcuno. Sono un’amante della filosofia Scolastica e per me quindi “Nihil est in intellectu, quod prius non fuerit in sensu” (“niente è nell’intelletto che prima non sia stato nei sensi”). Tradotto: preferisco partire dalla lacrime di Michela e sostenere che chi fa soffrire questa donna è qualcuno ben preciso, non un simbolo.

Ma io sono un semplice giornalista. Gli esorcisti hanno risposto qui in  modo ufficiale al Preposto generale (chiamato anche Papa nero)  Padre Arturo Sosa secondo cui il diavolo è solo una figura simbolica.

A completezza di tutto ciò pubblico una riflessione di un promettente studioso, Gabriele Cianfrani, in merito alla figura del diavolo. Vi consiglio di leggerla.

 

Il diavolo può essere “persona”?

Al Meeting 2019 di Rimini, come oramai risulta evidente, padre Arturo Sosa Abascal (preposito generale della Compagnia di Gesù), ad una domanda particolare del giornalista Rodolfo Casadei circa l’esistenza del diavolo, ha risposto in maniera disorientante, affermando che il diavolo esiste soltanto come simbolo e non come realtà personale. Ma andiamo alla domanda precisa e alla relativa risposta, che traggo direttamente dal periodico “Tempi”.

Padre Sosa, il diavolo esiste?

“In diversi modi. Bisogna capire gli elementi culturali per riferirsi a questo personaggio. Nel linguaggio di sant’Ignazio è lo spirito cattivo che ti porta a fare le cose che vanno contro lo spirito di Dio. Esiste come il male personificato in diverse strutture ma non nelle persone, perché non è una persona, è una maniera di attuare il male. Non è una persona come lo è una persona umana. È una maniera del male di essere presente nella vita umana. Il bene e il male sono in lotta permanente nella coscienza umana, e abbiamo dei modi per indicarli. Riconosciamo Dio come buono, interamente buono. I simboli sono parte della realtà, e il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale.”

La domanda è precisa, ma la risposta desta un certo turbamento. Già l’inizio della risposta la dice lunga: “in diversi modi”. Tale esistenza “in diversi modi” introduce l’esistenza del diavolo non in modo “personale” bensì in modo “impersonale”, il resto della risposta è lo sviluppo di questa enunciazione. Che il demonio si manifesti in diversi modi è chiaro, ma la sua esistenza ha una concretezza ben precisa, ma andiamo avanti.

Vien da chiedersi quale sia lo “spirito cattivo” e lo “spirito di Dio”, dato che queste parole sono permeate dal carattere di impersonalità.

Dire che il male non esiste nelle persone è un conto, altro è dire che non è una persona e che non lo è come una persona umana. In tal caso sarebbe doveroso chiedere spiegazioni allo stesso padre Sosa, se intenda il male morale, il male fisico, il male ontologico, che non esiste – quest’ultimo – poiché ogni ente creato da Dio è buono in se stesso per il fatto di aver ricevuto l’essere da Dio, tesi che conferma ancor più l’esistenza del male, e in tal caso il male morale, come derivante dal disordine della volontà[1], che certamente non appartiene ad un essere impersonale… Ma questo susseguirsi di affermazioni e di negazioni giunge al vertice nella affermazione che “il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale”.

Da tale risposta evince senza dubbio ciò che oggi, purtroppo, è soggetto a tante storpiature e a tanti abusi, ossia il concetto di “persona”.

Sarebbe davvero un lavoro lungo quello di riportare ogni passo della Scrittura che tratta del diavolo come un essere personale – a dire il vero sarebbe anche un lavoro scontato –, per cui verranno riportati pochi passi ma incisivi. Ma prima di passare a questo, sarebbe cosa buona fare qualche accenno sulla parola “persona”, la quale, come tante altre parole, subisce continuamente abusi, col risultato di una vera e propria spietata confusione a danno appunto della persona.

Premesso che il “simbolo” (dal greco symballo = metto insieme) non è qualcosa di fantastico, ma si adopera per rimandare ad una realtà ben precisa e realissima, che la richiama e la quale subirebbe una menomanza se si cercasse di esprimerla descrivendola, dato il limite delle parole umane per descrivere certe realtà, il termine “persona” nasce proprio in campo cristiano, quando si succedono le dispute sul mistero trinitario di Dio (Concilio di Nicea nel 325; Concilio di Costantinopoli I nel 381) e sull’Incarnazione. Il primo ad introdurre la terminologia per trattare questi temi, in particolare quello trinitario, fu Tertulliano di Cartagine (+230 ca.), che nella teologia introdusse termini come natura, substantia, persona. Non solo, poiché anche la parola “Trinitas” compare per la prima volta con Tertulliano.

Senza ripercorrere il lungo itinerario che parte dal mondo greco nei primi due secoli di cristianesimo col termine prosopon, che significa << far risuonare >> – poiché tale termine passò ad indicare la maschera che gli attori greci indossavano per le tragedie e commedie per far sì che la voce risultasse più alta, al quale termine si preferì quello di hipostasis, traducibile con il latinosubstantia, dimodoché indicasse una realtà concreta intrinseca, non estrinseca come la maschera, possedente l’essere per sé –, il termine “persona” raggiunse la sua espressione con la celebre definizione di San Severino Boezio: “naturae rationalis individua substantia (sostanza individuale di natura razionale)”.

Ora, il termine “sostanza” fa riferimento a ciò che sussiste, che ha l’essere per sé ed esiste in sé e non in altro. In quanto cioè esiste in se stessa e non in un altro [soggetto] è detta sussistenza: infatti diciamo sussistenti quelle cose che sussistono in sé e non in altro. In quanto invece fa da supposito a una natura presa nella sua universalità è detta res naturae: come quest‘uomo è una res naturae della natura umana. In quanto infine fa da supposito agli accidenti prende il nome di ipostasi o sostanza. Quello poi che questi tre nomi significano universalmente per tutti i generi di sostanze, il termine persona lo significa nel genere delle sostanze razionali.[2] Dunque il termine “persona” aggiunge certamente la caratteristica della razionalità.

San Tommaso d’Aquino perfezionerà la definizione di Boezio e giungerà alla seguente definizione di persona: “si definisce persona ogni realtà sussistente in una natura razionale o intellettuale”.[3]

Ora, l’intelletto e la volontà sono facoltà spirituali che appartengono all’uomo in quanto unità sostanziale di materia e spirito, di corpo e anima. Se tali facoltà si dicono dell’uomo in quanto è non solo spirito ma anche materia, maggiormente occorrerebbe che si dicano degli angeli, i quali sono puri spiriti di natura intellettuale più elevata di quella dell’uomo. Ebbene, stando a ciò, gli angeli non sono persone come l’uomo, ma lo sono in maniera più elevata, con la loro finitudine poiché ciò che è creato da Dio non avrà mai l’essere in maniera assoluta, ma partecipato, ossia ricevuto e in modo particolare, mentre Dio è l’Essere stesso sussistente che esprime in sommo grado l’essere “Persona”, che in tal caso si fonda sulla questione delle relazioni nella realtà trinitaria di Dio, ma questo è un altro argomento. Gli angeli sono di diritto persone; infatti gode della perfezione della personalità chi è sussistente nell’ordine dello spirito.[4]

A questo punto:

– ciò che sussiste in una natura razionale o intellettuale è “persona”,

– gli angeli sono esseri di natura intellettuale,

– gli angeli sono persone.

Inoltre:

– gli angeli sono persone,

– il demonio è un angelo,

– il demonio è una “persona”.

Ebbene sì, il demonio è una persona, è un essere personale con tutte le carte in regola per esserlo, e non riconoscere ciò equivale a rigettare tutto ciò che è riportato sopra, con conseguenze devastanti che già ai nostri giorni si possono toccar con mano.

Ma c’è di più. Seguendo la linea del magistero della Chiesa, in tal caso il Concilio Lateranense IV, affermiamo che Dio è il “Creatore di tutte le cose visibili e invisibili, spirituali e materiali, che con la sua forza onnipotente fin dal principio del tempo creò dal nulla l’uno e l’altro ordine di creature: quello spirituale e quello materiale, cioè gli angeli e il mondo terrestre, e poi l’uomo quasi partecipe dell’uno e dell’altro, composto di anima e di corpo”.[5] Ancora: “il diavolo e gli altri demòni furono certamente creati buoni da Dio per natura, ma essi, da se stessi, si fecero cattivi. Invece l’uomo peccò per suggestione del diavolo”.[6] Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c’è una voce seduttrice che si oppone a Dio, la quale, per invidia, li fa cadere nella morte. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio.[7] La Scrittura parla di un peccato di questi angeli (cfr. 2Pt 2,4). Tale << caduta >> consiste nell’avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno. Troviamo un riflesso di questa ribellione nelle parole rivolte dal tentatore ai nostri progenitori: << Diventerete come Dio >> (Gen 3,5). << Il diavolo è peccatore fin dal principio >> (1Gv 3,8), << padre della menzogna >> (Gv 8,44).[8]

La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama << omicida fin dal principio >> (Gv 8,44), e che ha perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre (cfr. Mt 4,1-11). << Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo >> (1Gv 3,8). Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l’uomo a disobbedire a Dio.[9]

Davvero illuminanti i passi della Scrittura riportati dal Catechismo della Chiesa Cattolica, i quali mostrano evidentemente e senza fraintendimenti che il diavolo, come il resto dei demòni, è un essere dotato di intelletto e di volontà, sussistente nell’ordine dello spirito e dunque da considerarsi perfettamente “persona”, così come sono persone anche gli spiriti celesti, quelli buoni, altrimenti verrebbe anche da chiedersi chi sia colui contro il quale San Michele arcangelo ingaggiò battaglia… (cfr. Ap 12,7-9). Senza contare tanti santi che hanno dovuto combattere a tu per tu contro il diavolo, oltre ai numerosi esorcismi compiuti non solo da Gesù stesso ma ancora oggi dai suoi ministri incaricati, dato che molte persone si ritrovano ad ingaggiare vere e proprie lotte contro il diavolo, che riguardano quella parte delle “azioni straordinarie” del maligno. E questa è realtà, molto sofferta, ma pur sempre realtà, allora come oggi.

Già al capitolo 3 della Genesi vi è la comparsa di un essere in grado di proferir parola, di intraprendere discorsi di elevatissimo livello intellettuale, oltre che di conoscenza. Dietro l’immagine del serpente vi è un essere che possiede tutte le facoltà di un essere personale, così come è possibile notare ciò nel libro di Giobbe (cfr. Gb 1,6-12), nel libro di Zaccaria (Zc 3,1-6) e in altri passi dove viene espresso il carattere personale degli angeli e di conseguenza del diavolo e dei demòni. Ma, per essere ancor più precisi, le parole di Sant’Agostino sono imprescindibili: “angelo è il nome dell’ufficio, non della natura. Se domandi il nome di questa natura, ti si risponde che è spirito; se domandi il suo ufficio, ti si dice che è angelo: è spirito per quello che è, per quello che compie è angelo”.[10]

Inoltre, in Mt 4,1-17 (tentazione di Gesù nel deserto) è lampante che Gesù non stia parlando con se stesso… Verrebbe da non aggiungere altro, ma è interessante notare che il diavolo, il Satana, si rivolge a Gesù a modo di tentazione utilizzando le parole della Scrittura! Ciò dimostra che il diavolo ha una vastissima conoscenza non solo della Scrittura stessa, ma anche della realtà in generale, e ciò non è da trascurare. Gli interventi di Papa Francesco riguardo al demonio sono chiarissimi e numerosi, più numerosi di quelli di alcuni Pontefici del passato.

Poiché la conclusione è ormai prossima, semmai occorressero approfondimenti su ciò che riguarda gli angeli, la loro natura, la loro creazione, il loro essere incorporei e altro, è possibile consultare la prima parte della Somma Teologica di San Tommaso d’Aquino, dalla questione 50 alla 64; per approfondimenti in merito alla ribellione dell’angelo e le dinamiche che vi furono, ugualmente la prima parte della Somma Teologica, questione 63.

Come conclusione, le parole di San Paolo VI durante l’udienza generale del mercoledì 15 novembre 1972, sono più che orientative: “Non vi stupisca come semplicista, o addirittura come superstiziosa e irreale la nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male, che chiamiamo il Demonio. […] Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa.

Da semplice laico battezzato e consapevole di determinate realtà, ho ritenuto opportuno rispondere alle parole di padre Arturo Sosa Abascal in merito all’esistenza del demonio in occasione del Meeting di Rimini 2019, le quali parole, a me come a tanti altri, sono risultate disorientanti, ma soprattutto chiamano in causa il cristiano in quanto tale per il fatto stesso di essere battezzato. Del resto, a tutti è accessibile la riflessione sul diavolo attraverso gli strumenti illuminanti che la Chiesa Cattolica ci pone, a edificazione del proprio percorso cristiano. Pertanto, sarebbe opportuno richiedere maggiori chiarimenti.

Gabriele Cianfrani*

 

*Laureato in Igiene Dentale all’Università “La Sapienza” di Roma, studioso e impegnato nel percorso universitario di studi teologici presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma. Autore del libro “Dialogo sulla fede, riflessioni sulla vita e sulla realtà” edito da Tau Editrice (2018), del quale è in corso l’elaborazione della nuova edizione riveduta e ampliata.


[1] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n.311

[2] San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I, q.29, a.2

[3] San Tommaso d’Aquino, Summa contra gentiles, IV, 35

[4]Cfr. Ibid.

[5] Concilio Lateranense IV (1215), Firmiter, DS 800

[6] Ibid.

[7] Catechismo della Chiesa Cattolica, n.391

[8] Ibid. n.392

[9] Ibid. n.394

[10] Sant’Agostino, Enarratio in Psalmum, 103, 1, 15

 

 

©David Murgia